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Compiacere gli altri (People Pleasing): come smettere di adattarti e tornare a scegliere te

Pubblicato da Dott.ssa Giorgia Caramma il

Compiacere gli altri (People Pleasing):
come smettere di adattarti e tornare a scegliere te

giorgia caramma people pleasing

L’adattamento invisibile

Quando si parla di people pleasing si pensa spesso a chi dice sempre sì.

In realtà il people pleasing è molto più sottile.

È scegliere con cura le parole per non ferire nessuno.

È cambiare idea per evitare una discussione.

È minimizzare un proprio bisogno perché “in fondo non è così importante”.

È sorridere quando dentro si prova delusione.

È diventare così bravi ad adattarsi da non accorgersi più di farlo.

Ed è proprio questo l’aspetto più difficile da riconoscere: non senti di tradire te stesso. 

Ti sembra semplicemente di essere una persona disponibile.

Finché un giorno ti chiedi: “Ma io, in tutto questo, dove sono?”

Ti è mai capitato di dire "va bene" quando dentro di te avresti voluto dire "no"?

Magari avevi un’opinione diversa.

Avresti voluto dire di no.

Oppure chiedere qualcosa di cui avevi bisogno.

Eppure hai sorriso. Hai detto: “per me va bene.”

Solo che, in realtà, non andava bene affatto.

Forse ti sei detto che non valeva la pena creare una discussione “per nulla”.

Che era più semplice lasciar perdere.

Che, in fondo, non era poi così importante.

Una volta. Due volte. Dieci volte.

Finché, quasi senza accorgertene, hai iniziato a mettere sempre più spesso i bisogni degli altri davanti ai tuoi.

Non perché tu sia una persona debole. Non perché tu non abbia carattere.

Ma perché, probabilmente, hai imparato che adattarti era il modo più sicuro per mantenere la relazione con chi avevi di fronte.

Ed è proprio qui che entra in gioco quello che in psicologia viene chiamato people pleasing.

Cos'è davvero il people pleasing?

Con l’espressione people pleasing si descrive la tendenza a mettere i bisogni, le aspettative o le emozioni degli altri prima delle proprie.

A prima vista può sembrare semplice gentilezzaIn realtà, la differenza è sottile ma fondamentale.

La gentilezza nasce dalla libertà di scegliere.

Il people pleasing, invece, nasce spesso dalla paura di perdere l’approvazione dell’altro.

Se cercassi una definizione in un manuale di psicologia troveresti qualcosa del genere:

la tendenza a mettere i bisogni degli altri prima dei propri per ottenere approvazione o evitare conflitti.

È corretto, ma credo che descriva solo una parte del fenomeno.

Perché il people pleasing, nella vita reale, raramente si presenta in modo così evidente.

Molto più spesso è silenzioso.

È quella frase che non dici.

È il messaggio che riscrivi tre volte per paura di sembrare scortese.

È il bisogno che rimandi a domani.

È il confine che sposti ancora un po’.

È il favore che accetti di fare anche quando sei già stanco.

È il continuo tentativo di fare in modo che tutti stiano bene, anche a costo di lasciare te stesso fuori dall’equazione.

Il problema non è essere disponibile e gentile

Essere una persona empatica, attenta e generosa è una qualità preziosa.

Il problema nasce quando il tuo valore personale dipende dal riuscire a soddisfare le aspettative degli altri.

Quando dire di no ti fa sentire egoista.

Quando chiedere aiuto ti sembra un peso.

Quando il benessere delle persone intorno a te diventa più importante del tuo.

In questi casi non stai semplicemente aiutando qualcuno.

Stai lentamente imparando ad allontanarti da te stesso.

Il people pleasing non nasce dall’essere “troppo gentili”.

Nasce quando senti che, per essere amato o accettato, devi mettere continuamente da parte i tuoi bisogni e parti fondamentali di te.

Il people pleasing non significa semplicemente dire sempre sì.

Significa diventare così bravi ad adattarsi che, a un certo punto, non ci si accorge più di farlo.

Ed è questo il motivo per cui molte persone arrivano in terapia dicendo:

Non so nemmeno più cosa voglio io

Perché senti il bisogno di compiacere gli altri?

Questa è la domanda che cambia davvero prospettiva.

Perché la risposta non è: “perché sei troppo buono.”

La risposta è molto più profonda.

Il people pleasing non nasce nel momento in cui dici sì. Nasce molto prima.

Nasce nelle esperienze che ti hanno insegnato che, per sentirti amato, accolto o al sicuro, era importante occupare un certo ruolo nelle relazioni.

Per alcune persone quel ruolo è stato quello del bimbo o della bambina responsabile.

Per altre, del mediatorePer altre ancora, della persona forte, quella che non crea problemi e si prende cura degli altri.

Per alcune persone è stato un modo per mantenere l’armonia in famiglia.

Per altre, una strategia per evitare critiche, rifiuti o conflitti.

Queste strategie, da bambini, potevano avere una funzione importante.

Ti aiutavano a mantenere la vicinanza, a sentirti accettato o a proteggerti da situazioni difficili.

Il problema è che il nostro cervello tende a conservare ciò che, in passato, ha funzionato.

Così continuiamo ad adattarci anche quando non è più necessario.

Perché impariamo ad adattarci così tanto?

Quando il tuo valore dipende dallo sguardo degli altri, ogni “no” può sembrare un rischio.

Non perché dire di no sia sbagliato.

Ma perché temi che possa cambiare il modo in cui l’altro ti vede.

Molte persone che tendono a compiacere gli altri non hanno paura del conflitto in sé.

Hanno paura che il conflitto possa mettere a rischio la relazione.

E allora scelgono il silenzio.

La bassa autostima può favorire il people pleasing, ma non è l’unica spiegazione.

Anche persone competenti, autonome e sicure nel lavoro possono ritrovarsi a mettere continuamente da parte i propri bisogni nelle relazioni affettive.

Per questo in terapia preferisco osservare non solo quanto una persona si sente sicura di sé, ma anche a che cosa ha imparato sulle relazioni.

Come capire se ti stai adattando troppo

Come iniziare a tornare dalla tua parte

Tornare a scegliere te stesso non significa diventare egoista

Molte persone temono che mettere dei confini significhi smettere di essere gentili.

In realtà accade il contrario.

Quando impari a riconoscere anche i tuoi bisogni, le relazioni diventano più autentiche e reciproche.

Non ami meno gli altri. Semplicemente, smetti di lasciare te stesso fuori dalla relazione.

Si può smettere di compiacere gli altri?

Sì, ma non si tratta di imparare semplicemente a dire di no. Il cambiamento passa attraverso una maggiore consapevolezza della propria storia, dei propri bisogni e del modo in cui ci si relaziona agli altri.

Un ultimo pensiero

Se ti sei riconosciuto in questo articolo, forse non hai bisogno di diventare una persona diversa.

Forse hai solo bisogno di concederti lo spazio per tornare a essere te stesso.

Perché una relazione davvero sana non ti chiede di scegliere continuamente gli altri.

Ti permette di esserci, senza dover rinunciare a te.

Vorrei lasciarti con un pensiero.

Molte persone arrivano da me convinte di dover imparare a dire di no.

In realtà, quello che facciamo insieme è qualcosa di diverso.

Impariamo a fare spazioSpazio ai propri bisogni. Alle proprie emozioni.

Anzi, impariamo a prenderci spazio.

Alla possibilità di essere amati anche quando non si è sempre disponibili.

Perché diventare la versione più autentica di sé non significa smettere di prendersi cura degli altri.

Significa smettere di dover sparire per continuare a essere amato.

Se hai qualche altra domanda o curiosità a cui qui non ho risposto scrivimi e cercherò di chiarire i tuoi dubbi.

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Categorie: Blog

Dott.ssa Giorgia Caramma

Psicologa, siciliana di nascita, nomade di spirito. Credo nella crisi come possibilità di cambiamento, nel potere rigenerativo del caos che ci portiamo dentro: fare psicologia è un modo in più per familiarizzare con esso.

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